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sabato 20 settembre 2014

Non voglio solo chiamarmi cristiano, ma esserlo realmente (parte III)



"Io non vi do ordini, come Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io sono un condannato; essi erano liberi, io finora non sono che uno schiavo. Ma se soffrirò il martirio, diventerò un liberto di Gesù Cristo e in lui risorgerò libero. Ora, in catene, imparo a rinunziare ad ogni desiderio.
Dalla Siria fino a Roma, per terra e per mare, giorno e notte, lotto con le belve, legato a dieci leopardi, cioè al manipolo dei soldati di scorta. Più faccio loro del bene, e più mi maltrattano. Però con i loro oltraggi faccio profitto sempre più nella scuola di Cristo, ma non per questo sono giustificato. Oh, quando avrò la gioia di trovarmi di fronte alle belve preparate per me! Mi auguro che siano pronte a gettarsi sul mio corpo. Io le solleciterò perché mi divorino in un momento e non facciano come fecero con alcuni, che ebbero paura di toccare. Se poi si ostinassero nel loro rifiuto, le costringerò con la forza".


Dalla «Lettera ai Romani» di sant'Ignazio di Antiochia, vescovo e martire

sabato 23 agosto 2014

Cristo è luce (parte II)



"L'inferno restituisce al paradiso quanti teneva prigionieri. La terra invia al cielo quanti nascondeva nelle sue viscere. Il cielo presenta al Signore tutti quelli che ospita. In virtù dell'unica ed identica passione del Signore l'anima risale dagli abissi, viene liberata dalla terra e collocata nei cieli.
La risurrezione di Cristo infatti è vita per i defunti, perdono per i peccatori, gloria per i santi. Davide invita, perciò, ogni creatura a rallegrarsi per la risurrezione di Cristo, esortando tutti a gioire grandemente nel giorno del Signore".


Dai «Discorsi» di san Massimo di Torino, vescovo